Itinerari
Santuario Santa Maria delle Armi - Cerchiara di Calabria (CS)
Il Santuario della Madonna delle Armi sorge a 1015 m. di altitudine alle pendici del Monte Sellaro.
"Andare ad un Santuario è stato sempre un atto di fede e mai un affare di conti o di chilometraggio , perchè , chi si incamminava verso il Santuario diceva di " andare a fare una visita "alla Madonna , come alla persona , che gli era stata vicina in ogni momento della sua esistenza e, specialmente , in qualunque situazione difficile. Perciò ,ci sono stati sempre pellegrinaggi,ma non importava se erano brevi o lunghi , penitenziali o festivi , perchè erano sempre improntati alla gioia dell'incontro , a cui ognuno si preparava da tempo e, quando lo faceva , si vestiva a nuovo e portava , ogni volta , un omaggio di fiori,di obolo o di candela .Così le vie del Sellaro e di tutto il Pollino , come quelle del mondo intero,prima di diventare strade di traffico e di viaggi , sono stati reticoli di fatica , di fede e di folclore, sui quali tutti si ritrovavano , almeno una volta , per essere insieme a fare festa nella casa della Madre.

Il Museo Archeologico e Gli Scavi archeologici di SIBARI (CS)
Sibari era una terra conosciuta per il suo splendore e ricchezza ma fu distrutta dalla rivalità della città di Crotone nel 510 A. C. Solo col tempo riuscì a riacquistare quello splendore, infatti è sulle rive del fiume Sibari, che sono venute alla luce i resti dell' antica Sibaris grande città della Magna Grecia, quelli delle colonie di Copia e Thurii. Le località dove sono stati eseguiti gli scavi sono: Stombi, Casa Bianca, lo scavo di Parco dei Tori e del Parco del Cavallo.
Presso quest’ ultima sono venuti alla luce un’ esedra e mura di varie epoche. Gli scavi archeologici, tuttora in corso, vengono eseguiti con tecniche d’avanguardia anche perché l’antica città è ancora in gran parte sepolta. Su di un’ altura vicino al fiume Coscile vi è la necropoli dell’ età di ferro di Torre del Mordillo, scoperta nel 1888. Nei pressi della stazione ferroviaria di Sibari vi è Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide dove raccoglie i corredi delle tombe greche e protostoriche, ceramiche e bronzi. Sul mare, a brava distanza da Sibari vi è un moderno stabilimento termale ed il più grande porto turistico della Calabria, in località laghi di Sibari.

Da visitare a ROSSANO CALABRO, Una guida completa su tutto quello che c’è da visitare Nella città Jonica Bizantina.
La visita inizia da corso Garibaldi che si snoda per tutta la sezione medio-alta della città, dalla chiesa di S. Nilo a quella di S. Marco, la più antica, attraverso una serie di slarghi e piazze che permettono di ammirare la parte più consistente delle residenze nobiliari e benestanti sette-ottocentesche. La chiesa di S. Nilo, che si ritiene fondata da Olimpia Aldobrandini, mostra un interno tardocinquecentesco. Poco oltre si può raggiungere la chiesa di S. Bernardino; ricostruzione quattrocentesca di altra chiesa del Trecento, un tempo annessa al convento dei Minori Osservanti. Il portale ad arco acuto in pietra tufacea e il portico sono del xv secolo; la navata principale con abside rettangolare è affiancata da una navata divisa a cappelle con volte ogivali a costoloni della stessa epoca. Dell’ex convento restano solo le rovine del chiostro. Da piazza Steri si può raggiungere agevolmente il complesso del Duomo e del Museo Diocesano. La Cattedrale si presenta con una facciata di stile composito, come composito è l’interno, a causa dei vari rifacimenti: costruita intorno all’xI secolo venne rifatta nel 1330 per volontà di Roberto d’Angiò, mentre la facciata, crollata in seguito al terremoto del 1836, venne completata solo nel 1914. L’interno presenta un’impostazione basilicale gotico-angioina, su tre navate con absidi voltate su costoloni. Sul lato sinistro nel xv secolo venne praticata un’apertura con portale a sesto acuto in pietra con archivolto e stemma. I soffitti lignei intagliati e dorati delle navate laterali, l’altare e il tabernacolo dell’Acheropita sono tutte opere settecentesche. A fianco della Cattedrale si può visitare il Museo Diocesano d’Arte Sacra, fra le cui numerose opere d’arte è conservato il celebre Codex Purpureus Rossanensis. Girando a destra per piazzetta del Commercio si raggiunge la chiesetta della Panaghia, dell’xI secolo, restaurata intorno al 1933-34.E costituita da una sola navata con abside semicircolare; all’interno dell’abside un pregevole affresco di scuola bizantina raffigurante S. Giovanni Crisostomo può essere datato all’xI-xII secolo. Si riprende corso Garibaldi e si trova la chiesa di S. Domenico, del Seicento, che presenta un bel portale in pietra realizzato nel 1704e all’interno pregevoli lavori di ebanisteria del primo Settecento, quale l’altare del Crocifisso, quello della Madonna del Rosario, l’organo e il pulpito. Scendendo ancora si arriva alla chiesa di S. Marco Evangelista, che sorge sul filo della rupe ed è databile tra il X e l’XI secolo, in forme assai simili a quelle della Cattolica di Stilo. Rettangolare con tre piccole absidi semicilindriche sul lato corto verso oriente, all’interno presenta un vestibolo quadrato che precede il Santuario a pianta centrale con quattro pilastri che, insieme con i contropilastri sulle pareti, sostengono gli archi coronati da cinque cupolette a tamburo. Le finestre geminate sono di derivazione bizantina, come bizantino è il residuo affresco raffigurante una Madonna in trono col Bambino tra le braccia. Consigliamo di concludere l’itinerario con una visita al più insigne monumento di architettura normanno-basiliana: il Pathirion, in splendido isolamento a 600 metri su un dosso rivolto al mare.

Da visitare: MUSEO DIOCESANO DI ROSSANO, CODEX PURPUREUS.
Cuore del Museo Diocesano di Rossano é il Codex purpureus, un evangelario greco del VI sec. di origine mediorientale, portato a Rossano probabilmente da qualche monaco in fuga dall'oriente durante l'invasione degli arabi (secc. IX-X). Rimasto nascosto per secoli nel tesoro della Cattedrale, é tornato alla luce della cronaca ai primi dell'ottocento per poi essere lanciato all'attenzione della cultura mondiale nell'ultimo ventennio di quel secolo ad opera soprattutto degli studiosi tedeschi O.Von Gebhart e A. Harnack. In pergamena color porpora, da cui la qualifica di "purpureus" il manoscritto si compone di 188 fogli contenenti il testo greco dei Vangeli di Matteo e Marco. Gli altri due sono andati perduti. La preziosità del documento dipende dall'antichità, dal materiale scrittorio usato e dalle 14 tavole miniate riproducenti altrettante scene evangeliche, che danno al testo un fascino straordinario. La sua unicità e antichità ne fanno indubbiamente un documento di valore inestimabile e riesce a catalizzare l'attenzione e l'interesse dei visitatori e degli studiosi di tutto il mondo

Corigliano Calabro
Corigliano Calabro, proiettato centralmente nella Piana di Sibari, si erge maestosa su una piccola collinetta circondata da verdi uliveti e variopinti agrumeti, protetta a sud dall'imponente massiccio Silano e ad Est dalle nitide acque del Mar Jonio. E' un luogo ricco di numerose bellezze, tra le quali primeggia il Castello Ducale (X sec. d.C.), che domina la pianura sottostante. Passeggiando nei vicoli del Centro Storico ci colpiscono atmosfere ormai scomparse altrove. A pochi chilometri dal centro storico, si raggiunge Piana Caruso, una splendida località di villeggiatura, folta di vegetazione, fauna e di ricchezze ambientali, con il parco e le sue foreste di castagni, pini querce ed abeti. Fatevi coinvolgere dall'incanto di questi luoghi, dai suoi paesaggi e dai suoi intensi aromi. A Schiavonea, Marina di Corigliano, potete trascorrere meravigliose vacanze, nel più sano passatempo, accarezzati dal caldo sole estivo, coccolati dalle sue acque intense, dai limpidi fondali e intrattenuti dalla sua gente ricca di accoglienza e tradizioni. Tutto ciò fa di Corigliano una meta obbligatoria per chi vorrà scegliere un'ideale itinerario turistico in Calabria.

Da visitare a CORIGLIANO CALABRO: MUSEO CASTELLO DUCALE DI CORIGLIANO.
Storia: Edificato da Roberto il Guiscardo nella seconda metà dell’undicesimo secolo (molto probabilmente attorno al 1073), il castello di Corigliano faceva parte della fitta rete di fortificazioni con cui il re normanno controllava le città e le popolazioni insofferenti al suo giogo. Era una fortezza tozza e massiccia, utile solo per il ricovero delle sentinelle e dei corpi di guardia.
Nel corso dei secoli, intanto, la primitiva fortezza veniva modificando sempre più il suo aspetto originario. Già Roberto Sanseverino, conte di Corìgliano dal 1339 al 1351, aveva fatto costruire all’interno del lato sud una serie di stanze signorili per potervi risiedere decorosamente. Nel periodo in cui Ferdinando I d’Aragona sottrasse il feudo ai Sanseverino (1487-1501), il castello, per esigenze difensive, venne fortemente consolidato, mediante poderose scarpate e solidi torrioni. Una epigrafe, datata 1490 ed ancora visibile sopra il ponte levatoio, attesta che i lavori furono eseguiti con il concorso della cittadinanza.
Ma toccò ai Saluzzo (proprietari del castello dal 1616 al 1822) trasformare e migliorare radicalmente l’aspetto del poderoso maniero, anche perché ben presto esso divenne la loro abituale dimora. Alla prima metà del Seicento risalgono i lavori per la realizzazione della torretta ottagonale che sovrasta il mastio, la costruzione della cappella di S. Agostino, la sistemazione del piazzale in­terno mediante due rampe di scale d’accesso.
Il mastio è la torre che si erge, possente ed isolata, all’ingresso del castello, vicino al ponte levatoio. Quasi certamente la sua parte inferiore costituisce il primo nucleo del castello stesso. Per molti secoli il mastio fu unito al resto della fortezza da un ponte levatoio, che fu abbattuto e sostituito con un passaggio stabile solo dopo il 1720.
Un primo stralcio dei lavori di restauro previsti per il castello, eseguiti nel biennio 1987/88, ha permesso di rendere visitabili i cosiddetti ” sotterranei”, storicamente importanti perché sono quel che resta della primitiva fortezza normanna. Dopo aver eliminato montagne di detriti e di sporcizia, sono adesso visibili le antiche vasche che servivano per la raccolta delle acque piovane, la grande cucina ottocentesca, gli opprimenti locali adibiti a prigione, le feritoie predisposte per la difesa dagli attacchi esterni.

LA SILA.
La Sila è un altopiano situato nella zona settentrionale della regione Calabria. Esso si estende per 150.000 ettari attraverso le province di Cosenza, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia e si divide (da nord a sud) in Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola; i rilievi più alti sono il monte Botte Donato (mt.1928), in Sila Grande, ed il monte Gariglione (mt.1765) in Sila Piccola. È il più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia: con D.P.R. 14.11.2002 sono stati istituiti il Parco Nazionale della Sila ed il relativo Ente, che ricomprende i territori già ricadenti nello "storico" Parco Nazionale della Calabria (1968) e tutela aree di rilevante interesse ambientale per complessivi 73.695 ettari. I Centri piu’ importanti della Sila sono: ACRI, BISIGNANO, SAN GIOVANNI IN FIORE, LONGOBUCCO, BOCCHIGLIERO, e poi le famosissime Stazioni Sciistiche di Camigliatello e Lorica.

CAMIGLIATELLO SILANO

Immerso nel cuore della Sila Grande, Camigliatello, si presenta ai visitatori nella sua immensa bellezza, con le sue suggestive abitazioni in legno, circondato da fitte e lussureggianti foreste di conifere ed immense distese verdi. Importante centro turistico della Sila, dotato di molti alberghi ed infrastrutture è il luogo ideale per trascorrere delle giornate a contatto con la natura in pieno relax. Le feste, le sagre, in ogni periodo dell'anno, ravvivano le vie del paese e danno ai turisti l'opportunità di conoscere usi e costumi ormai dimenticati e di riscoprire un meraviglioso angolo di Calabria ricco di tradizioni e di storia. Camigliatello luogo suggestivo dai meravigliosi paesaggi sorge in una zona molto ricca di verde, nelle vicinanze al Lago Cecita. Circondata da foreste e boschi di conifere, offre angoli di natura incontaminata dove è possibile effettuare lunghe passeggiate, escursioni a contatto con la natura, inoltre, è il luogo ideale per fare dei pic-nic all'aperto, infatti nella zona vi sono numerose aree attrezzate per il pic-nic. Il paese è dotato di numerose strutture alberghiere e da validi impianti per la pratica di sport invernali. Le stazioni di partenza e di arrivo sono dotate di locali di ristoro, di punti di noleggio e di vendita di attrezzature da sci. D'inverno, Camigliatello, è una delle maggiori stazioni sciistiche della Regione. Nel periodo autunnale, gli amanti dell'avventura possono trascorrere lunghe giornate nelle immense distese boschive alla ricerca di funghi, inoltre, d'inverno è una delle maggiori stazioni sciistiche della Calabria.

LORICA:
Lorica è una bellissima località turistica sul lago Arvo a cavallo tra comuni di S. Giovanni in Fiore e Pedace. Nacque come villaggio agricolo ma, grazie alle bellezze naturali del luogo e ad un fortunato camping impiantato dall'O.V.S. sul lago, acquisì, ben presto, una notevole valenza turistica. Poi, negli anni 70, con la costruzione della superstrada n.107 che favorì Camigliatello, località turistica alternativa, ed un calo brusco dei villeggianti del camping, iniziò un periodo di crisi. Grazie alla costruzione e alla messa in funzione degli impianti di risalita del Cavaliere, Lorica, sta riacquistando un'importanza turistica di primo piano nel panorama silano. Dalla stazione del Cavaliere è possibile raggiungere, in cabinovia, il rifugio sulla cima del monte Botte Donato, la più alta montagna della Sila. Giunti sulla vetta a 1928 metri slm è possibile ammirare un panorama di suggestiva bellezza. D'inverno si può ridiscendere sciando sulle piste innevate. Lorica ha una buona ricettività alberghiera e offre molti servizi tra cui anche un presidio di guardia medica. Recentemente è stata installata nel Complesso del Cavaliere anche una pista di bob artificiale lunga circa 1000 metri. Il modernissimo impianto, costruito secondo i più severi criteri di sicurezza, è aperto tutto l'anno.

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